Guardando Cadere Filmando. Verso la settima edizione del Laterale Film Festival.


La storia dell’occhio del comune viaggiatore su un treno in corsa è la storia di uno zoom: ci si avvicina a destinazione, il tempo e lo spazio si assottigliano, l’oggetto si ingrandisce – c’è solo il profilmico. La storia dell’occhio del viaggiatore di cinema su un treno in corsa è la storia di un tempo e di uno spazio che si assottigliano da un lato e si inspessiscono dall’altro, perché il treno in corsa, per quest’occhio, è uno sguardo in entrambe le direzioni, una vita che procede in avanti e all’indietro. Se vuole guardare qualcosa da vicino, l’occhio deve togliere spazio al quadro e dare spazio all’intorno. All’occhio che approfondisce è imposto di portare sulla propria retina il peso dei chilometri di binari già macinati, così come al sub è imposto di far fronte, di metro in metro, alla pressione crescente del mare – «Pensare è sempre stato pesare» (Debray). Guardare indietro, sul treno in corsa, non è fare la strada al contrario; è rimodulare continuamente le disposizioni e le proporzioni di un paesaggio che continua a farsi nuovo.

Laterale Film Festival compie sette anni e, guardandosi indietro, vede soprattutto una costellazione di sguardi viaggiatori intenti a esplorare l’invisibile: quelli del pubblico, degli artisti, dei personaggi, dei luoghi, dei film. Si condivide sempre più, anno dopo anno, una profondità, un dire e un dare profondo. Negli ultimi due anni il festival ha fatto della sala cinematografica uno spazio esteticamente tridimensionale, con le installazioni sonore Astro, Imo, Lustro di Remo de Vico e Futuro Remoto del Laboratorio Elettroacustico del MIAI; e con le mostre Abrasioni di Mattia Leo e Dialoghi con le memorie di Carlo Duina, in un risuonare non solo frontale (del rapporto schermo-pubblico) di suggestioni artistiche. Ciò nell’idea che, se è vero che l’arte non nasce per insegnare qualcosa, può comunque lasciare un segno, e un segno non è altro che la traccia degli echi di un punto che riverbera sul piano.  C’è di più: ogni disegnatore sa che non si può annullare lo iato tra l’osservazione del suo modello e la realizzazione del segno su carta. Il suo è un lavoro del ricordo, non dello sguardo; del tatto, non dell’occhio; è – nelle parole di Derrida – la memoria di un cieco.

Come le opere vivono nella memoria in forma di echi e, qualche volta, senza farlo apposta, (in)segnano la vita, così la proposta del Laterale Film Festival è figlia di un risuonare curatoriale che matura per poi incontrarsi e confrontarsi, anno dopo anno, con sguardi rivolti a sempre nuove profondità, e spazi alle spalle sempre più grandi, ricchi dei chilometri macinati sul treno in corsa. Echi che si incontrano e portano a galla armonie e dissonanze – e quanto poco si sente il peso di un altro anno di viaggio quando si condivide (finalmente) il percorso con compagni d’armi dentro e fuori la sala. Boccaccio, riferendosi al nome di chi ha (in)segnato la sua vita, nel Trattatello in Laude di Dante, scrive: «sì come noi veggiamo gli strumenti bellici addivenire, che per l’usargli diventan più chiari, così avverrà del suo nome: egli, per essere stropicciato dal tempo, sempre diventerà più lucente». E così per lo schermo del nostro cinema, più luminoso di visione in visione, film dopo film, persona dopo persona, selezione dopo selezione.

Nessuno viaggia senza bagaglio, e al viaggiatore sempre in corsa è dolce il riversare, come una cascata di parole di un libro o d’immagini di un film infinito, il contenuto sul pavimento, per riprendere in mano oggetti dimenticati o semplicemente persi di vista. Ed ecco che, per mezzo di una inspiegabile magia, l’eco di un film visto cinque anni addietro si infrange sulla fotografia di un volto catturato il giorno prima – la colora e si colora di essa; e così un film muto ancora non nato avrà come colonna sonora parole e suoni che il viaggiatore, oggi, legge sulle pagine di una rivista digitale e ascolta in cuffia. Laterale Film Festival vuota lo zaino sui sedili del treno in corsa, si volta e posiziona oggetti d’infanzia davanti agli occhi, come a guardare in controluce il negativo di una pellicola che si arricchisce di innumerevoli oggetti provenienti dal paesaggio che chilometro dopo chilometro s’allontana e s’allarga.

Cercare profondità o generare profondità, ché l’invisibile sta al fondo delle cose. Seguire punti riverberati in tratti dalla corrente, in un precipitare d’occhi filmati e filmanti. Cos’è un film se non una cascata di fotogrammi che non si possono fermare? L’acqua, dopotutto, «è una sostanza molto viva, che cambia forma continuamente, che si muove. È un elemento molto cinematografico» (Tarkovskij).

La sfida del festival si rinnova per il settimo anno consecutivo: chiamare a raccolta cineviaggiatori e cinenaviganti e cinesploratori per tentare, al profondo dire, un contatto di una serie di punti tra i punti che formino comunità. Guardando Cadere Filmando.

Oppure:
Guardando cadere;
filmando
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Oppure:
Guardando;
cadere filmando
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Laterale 2023, nel viaggio orizzontale che non può fermare, e in quello verticale che non vuole evitare, recupera gli oggetti e si tuffa, a capofitto, verso la prossima edizione, a pensare cose invisibili.

Infinitas (Merlen Chuciev, 1992)